Io e il reggae
Sono trascorsi oltre 26 anni dalla morte di Bob Marley, ma sembra ancora ieri che ascoltavo le sue canzoni in ogni occasione: a scuola, a casa, nelle feste di compleanno, in ogni dove.Giugno 1980, con l'Uprising tour i fans italiani possono finalmente godere di due appuntamenti con Bob Marley e i suoi Wailers. Prima ed ultima volta in Italia, un paese fino ad allora "trascurato" dall'artista e dalla sua band sebbene i precedenti tour Europei. La prima serata a Milano stadio Giuseppe Meazza (San Siro), il 27 Giugno 1980. La stampa parlerà di un evento definito "Una Woodstock Italiana", senza precedenti e oltre ogni immaginazione degli organizzatori, una evento con oltre 80.000 presenze, una serata indimenticabile. Il secondo appuntamento allo stadio comunale di Torino il giorno successivo.
Era l'anno in cui avevo compiuto 17 anni. Un'adolescenza inquieta e moderatamente ribelle. Frequentavo il liceo ed avevo un diario di scuola ricco di fotografie di Bob Marley ritagliate da tante riviste e i testi delle sue canzoni affollavano molte di quelle pagine. Sotto il banco leggevo di nascosto nelle ore di latino o di storia, riviste di elettronica ed ascoltavo Bob Marley con il walkman. Avevo acquistato alcuni LP tra cui Catch a Fire distribuito in italia dalla Ricordi di Milano. Il poster dell'album LIVE era sulla parete della mia camera da letto proprio sopra la mia testa. Ed avere quel poster sulla parete della mia camera era già una conquista considerata la rigida educazione in cui ero vissuto. Purtroppo i miei genitori non mi permisero di recarmi a Milano e di assistere a quel concerto tanto atteso, desiderato. Ricordo che mi dissero per consolarmi che Bob Marley sarebbe tornato in altre occasioni in Italia e che lo avrei potuto vedere in un altro concerto negli anni successivi. Ma le cose, purtroppo, andarono diversamente...
All'inizio degli anni 80 proliferavano tante piccole radio private e nell'estate successiva, dopo aver acquistato una discreta quantità di dischi distribuiti dall'etichetta Virgin/Island distribuzione Ricordi, condussi un programma di musica reggae in una radio locale (prima puntata in onda giovedì 19 Giugno 1980) alternando canzoni di Bob Marley con quelle di altri artisti e gruppi jamaicani come Toots and Maytals, U-ROY, Burning Spear, Bunny Wailer, Inner Circle, The Gladiators ed altri.
Da allora il ricordo di Bob non si è mai offuscato e la passione per la musica reggae è rimasta in "incubazione" dentro di me per riemergere, più forte che mai, nel 2004 fino ad oggi.
Perché una mostra-tributo a Bob Marley
Chiedersi il perché di questo progetto non ha senso. Non ho cercato dentro di me motivazioni, non è stato necessario. Tutto nasce in modo spontaneo, dal cuore. D'altra parte, cercare il perché di ciò che nasce per passione ne brucia solo l'essenza. Centinaia di ore di navigazione e ricerca sul web. Centinaia di contatti, tra artisti e fotografi professionisti e molta ma molta passione e pazienza.Bob è rimasto nel mio cuore, ecco l'unica spiegazione che posso darvi e l'aver organizzato questa mostra dopo quasi 30 anni penso ne sia una chiara dimostrazione. One love !!

Chi è Bob Marley
In questo sito non troverete la biografia di Bob Marley. La sua storia e le sue gesta sono ovunque su internet, in centinaia di siti web. La sua vita è stata narrata da libri, riviste e quotidiani anche per molti anni dopo la sua scomparsa e tutt'oggi vengono pubblicati articoli, libri e foto inedite.Piuttosto, immaginate per un attimo, considerata l'energia e la popolarità raggiunta alla fine degli anni settanta, se quel triste epilogo verificatosi nel 1981, non ci fosse mai stato. In quaranta anni di attività artistica dove sarebbe arrivato Bob Marley e cosa sarebbe successo? Neppure l'immaginazione può darci un'idea di questo ipotetico scenario.
Bob Marley è stato cantante, artista, profeta, portavoce instancabile alla ricerca di giustizia e uguaglianza tra i popoli. Molti come me lo hanno accolto come un fratello. Chi lo ha amato non lo ha dimenticato. Il suo ricordo è vivido.
Molte persone, come me, nel mondo continuano a collezionare i suoi dischi ed ascoltare la sua musica. Per qualcuno è stato un personaggio scomodo, da buttare dalla torre. Saranno state le campagne provocatorie legate alla diffusione della cannabis, lo spavaldo joint apparso sulla copertina di Catch a Fire nel 1974 o quella del suo amico Peter Tosh con l'album "Legalize it" oppure ancora la copertina del periodico "High Times" del 1976. Saranno forse state le parole delle sue canzone inneggianti alla rivendicazione di diritti violati e calpestati, le sue canzoni di libertà, il suo essere portavoce del popolo nero desideroso di riscatto ed proteso verso il ritorno alle radici.
Riviste famose hanno dedicato a Bob la copertina e copiosi articoli, altre invece lo hanno snobbato.